Il numero 109 di “Quaderni Radicali”, la rivista fondata e diretta da Giuseppe Rippa – forse, la più antica rivista italiana di politica – ha come titolo di copertina “Un domani al Partito Democratico”. Intervengono, oltre allo stesso Rippa con l'editoriale, Gianfranco Spadaccia, Giuliano Ferrara e Biagio De Giovanni in conversazione con il direttore, Emanuele Macaluso intervistato da Danilo Di Matteo, Luigi O. Rintallo, Gianni Pittella, Giuseppe Caldarola, Sergio Scalpelli, Fabio Viglione, Ennio Calabria, Roberto Granese, Ermes Antonucci. Si va dalle analisi storico-politiche alle inchieste più o meno settoriali, ma nel complesso la rivista offre utili strumenti di interpretazione di un segmento essenziale della politica (e della storia) italiana; soprattutto perché, con diverse sfumature, vi sono messi a fuoco i due problemi di fondo nei confronti dei quali il partito posto sotto il microscopio (o il microtomo) sembra essere particolarmente inadeguato: la giustizia e la cosiddetta “questione liberale”. di Angiolo Bandinelli (da Il Foglio)
Così, i pacifisti che hanno latitato per due anni e mezzo, riemergono dalle acque della loro indifferenza e si “scoprono” indignati per degli aerei americani che potrebbero bombardare la Siria. Eppure, mentre scrivo queste righe, gli unici aerei che bombardano la Siria, da oltre 800 giorni, sono quelli siriani! di Shady Hamadi (dal blog La citta' nuova Corriere della Sera)
Sorriso: “Sinceramente mi viene da ridere pensando che la sinistra, con generosa caparbietà, stia commettendo lo stesso errore che commette da vent’anni: regalare alla destra il tema della riforma della giustizia e perdere un’altra occasione per dimostrare che la gauche italiana ha, come va di moda dire, rottamato il giacobinismo”. di Claudio Cerasa (Il Foglio)
Lo ammetto, quando ho letto che l’anziano pregiudicato miliardario, già leader del PDL, aveva firmato i 12 referendum proposti dai radicali, non solo quelli sulla giustizia (magistrati fuori ruolo, responsabilità civile dei magistrati, separazione delle carriera, ergastolo e custodia cautelare) ma anche quelli sulla depenalizzazione dei reati legati al possesso e al consumo di droghe leggere, sull’abrogazione del reato di clandestinità, la famigerata Bossi-Fini, e sulla libertà di scelta nella destinazione dell’otto per mille, mi stavo alzando in piedi ad applaudire. No, non sono impazzito. di Francesco Nicodemo (L’Espresso Blog)
La “soluzione Pannella”, così come l’ha presentata il leader radicale a questo giornale la scorsa settimana, funzionerebbe grosso modo così: Silvio Berlusconi sceglie di non “impiccarsi” al voto del 9 settembre sulla decadenza da senatore, accetta le conseguenze della sua condanna giudiziaria (e magari ne fa tesoro elettorale), diventa “leader referendario”, sgrava quindi il governo di coalizione dal confronto su temi spinosi e ne blinda allo stesso tempo la durata fino al voto sui quesiti dei Radicali (primavera 2014), rilanciando se stesso come outsider che sfida partiti e magistratura. di Valerio Lo Prete (da Il Foglio)
Una “prospettiva luminosa” per Silvio Berlusconi esisterebbe pure, ma rimane soltanto una manciata di giorni per coglierla. Il leader del Pdl, con una sentenza di condanna per evasione fiscale appena confermata dalla Cassazione e con il voto sulla decadenza da senatore letteralmente all’ordine del giorno (o quasi) in Parlamento, potrebbe trovare buoni motivi per non rabbuiarsi e perfino per puntellare il governo di larghe intese. A patto di prestare ascolto a Marco Pannella… di Marco Valerio Lo Prete (da Il Foglio)