02/03/21 ore

Bossetti, la partita non è chiusa: la Cassazione autorizza l'esame dei reperti. Intervista all'avv. Claudio Salvagni



di  Gianni Carbotti e Camillo Maffia

 

Recentemente la Cassazione ha accolto il ricorso da voi avvocati presentato per ottenere l'accesso ai reperti, tra cui i campioni di DNA, che sono stati determinanti nel processo e nella condanna di Massimo Bossetti. Può ripercorrere l'iter che a portato a questa decisione della Suprema Corte e spiegarci cosa implica esattamente questo per l’imputato?

 

Nel novembre del 2019 abbiamo chiesto l’autorizzazione ad esaminare i reperti ed effettuare delle analisi con le tecnologie più moderne, e siamo stati autorizzati ad effettuare quest’attività. Quando poi successivamente abbiamo avanzato diverse istanze volte ad ottenere l'indicazione delle modalità operative su come, quando e dove effettuare queste analisi, la corte di Bergamo ci ha risposto con un’inammissibilità. Noi abbiamo quindi impugnato quest’inammissibilità con due istanze e la Corte di Cassazione ha annullato quel provvedimento.

 

Ciò significa che, a questo punto, la corte di Bergamo dovrà indicarci le modalità operative per effettuare queste analisi, che sono ovviamente la parte più importante dato che tutto il processo ruota intorno alla prova scientifica di cui noi abbiamo sempre contestato l'esito, e ottenuto quindi il risultato di questa prova, se sarà conforme alle nostre aspettative e quindi al nostro ragionamento verrà proposta una richiesta di revisione del processo. 

 

Come lei sottolinea, il ruolo della prova del DNA è stato determinante in assenza di altri indizi schiaccianti di colpevolezza. Quali sono le obiezioni che come difesa avete sollevato nei riguardi di quest'esame, con particolare riferimento al fatto che sia stata negata una controperizia?

 

Cominciamo col dire che il DNA è stato analizzato soltanto dal RIS di Parma almeno per quanto riguarda la parte nucleare del DNA, quella appunto che è stata sempre ritenuta identificativa ed associata a Massimo Bossetti. Non è mai stata fatta alcuna attività in contraddittorio con la difesa, coi consulenti della difesa, durante tutto il processo benché sia stato richiesto. In contraddittorio noi abbiamo contestato che il risultato ottenuto dal RIS è stato ottenuto senza rispettare le regole internazionali previste.

 

Faccio degli esempi: è stato ottenuto attraverso l'utilizzo di kit scaduti, non sono stati fatti i famosi controlli positivi e negativi per scongiurare la presenza di contaminazioni e poi ci sono ovviamente tantissime altre contestazioni, tanto che noi abbiamo evidenziato ben 261 anomalie su quell'esame. Ora, nella nostra logica questo serviva - o meglio sarebbe servito - ad ottenere appunto una perizia in contraddittorio e quindi andare a verificare, con tutti i crismi, proprio quel risultato, posto che Massimo Bossetti si è sempre dichiarato innocente e ha sempre chiesto che venisse rifatto quell'esame con i propri consulenti per dimostrare che quel DNA lì non è suo.

 

A proposito dell'innocenza di Massimo Bossetti, voi come difesa nel corso del procedimento avete contestato la ricostruzione della procura anche su altri punti fondamentali, per esempio l'incompatibilità delle condizioni del corpo della vittima con una prolungata permanenza nel campo in cui è stato rinvenuto. Quali sono gli aspetti determinanti che ritiene infondati nelle tesi dell'accusa?

 

Questo è un passaggio molto importante perché nella ricostruzione accusatoria la povera Yara è stata uccisa nel campo di Chignolo il giorno stesso in cui è sparita, il 26 novembre 2010. Secondo la tesi dell’accusa, uscita dalla palestra sarebbe stata prelevata da Massimo Bossetti, condotta in questo campo è lì uccisa… allora rammento che è stata ritrovata appunto nel campo di Chignolo tre mesi dopo e ci sono svariati elementi che fanno dubitare della bontà di questa ricostruzione. A titolo di esempio ricordo che sul corpo di Yara è stata rinvenuta la cosiddetta corificazione, un fenomeno di trasformazione del cadavere che porta a far diventare la pelle simile al cuoio.

 

La corificazione (dal latino corium = cuoio) è possibile solo in determinate condizioni ambientali, che non sono certo quelle di un campo aperto esposto alle intemperie e quindi alla neve, alla pioggia, ecc. Al più avrebbe potuto subire altre tipologie di trasformazione e questo sta a significare che il corpo nel campo è giunto poco prima del ritrovamento. Noi crediamo 15-20 giorni prima, non certo per 3 mesi, e si tratta di un elemento importante perché ovviamente fa cambiare completamente gli scenari. Questo mi sembra facilmente intuibile ma ci sono tantissimi altri elementi.

 

Per esempio, la povera Yara è stata trovata con le scarpe indossate, qualcuno dovrebbe però spiegare come mai sulla pianta del piede di entrambi i calzini ci siano due macchie di sangue, che sono state repertate analizzate e fotografate dal RIS, due goccioline del suo sangue! Come ha fatto la vittima ad avere delle gocce di sangue su tutti e due i calzini se è stata trovata con le scarpe? Ecco ho indicato soltanto due elementi, quelli che magari sono più suggestivi, che possono più facilmente essere immaginati.

 

Il processo non ha saputo dare le risposte a tutto questo, lasciando delle grandissime zone d'ombra. Ecco, un ulteriore esame del DNA, che è un elemento su cui invece si poteva e si può ancora indagare per eliminare queste zone d'ombra, è una cosa che doveva essere fatta prima. Ci auguriamo che possa essere fatta adesso e possa far luce su questo terribile processo e soprattutto su questo terribile omicidio perché non dimentichiamo che la vittima principale è sicuramente la povera Yara. 

 

Si tratta di un processo con parecchie zone d’ombra, certo. Diciamo però che è andato in onda  per anni uno spettacolo particolare, nel senso che questo caso è purtroppo un po' emblematico del rapporto media/giustizia: c'è stata proprio una sorta di costruzione del mostro, un linciaggio televisivo che ha toccato punti a nostro avviso particolarmente bassi. Abbiamo visto pettegolezzi familiari, persino sessuali, sull'imputato, la creazione di un video - risultato poi un montaggio - che avrebbe immortalato il furgone dell'accusato in un momento compatibile con quello del delitto, ad uso e consumo di tv e giornali… ecco, volevo un suo commento su questo.

 

Purtroppo sì, questo è vero. Si è voluto creare il mostro a partire dal famoso tweet dell'allora ministro Alfano, il quale disse che l'assassino di Yara era stato arrestato, a seguire poi come lei ha giustamente ricordato col video del furgone del predatore sessuale, lo “squalo” (così era stato definito) che gira intorno alla palestra, per creare appunto il mostro ad uso e consumo dei media e del pubblico giustizialista. Poi però in dibattimento si è appreso testualmente dal comandante del RIS, su specifiche domande del sottoscritto perché in quella fase del processo ho fatto il controesame al Colonnello Lago, che il video mostrato in aula era stato creato per esigenze di comunicazione in accordo con la procura.

 

Non è incredibile? Molti salterebbero sulla sedia nel sentire questo, ma nel nostro processo la cosa è stata recepita così, senza grande scandalo. Ecco, voglio sottolineare che l'informazione, la cronaca, sono qualcosa di molto, molto delicato perché poi i giudici popolari, che devono giudicare nell'ambito di questi processi ad alta rilevanza mediatica, sono ovviamente indirizzati, vanno anche loro ad abbeverarsi alla fonte dell'informazione, e se quest’informazione non è corretta, non è precisa, puntuale ed anche asettica da un certo punto di vista, crea dei danni incommensurabili.

 

Infatti lei giustamente citava prima l'aspetto più giustizialista del pubblico. Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un’ascesa del giustizialismo, che è stato supportato anche da certa politica oltre che da certa stampa. Il caso Bossetti a noi sembra uno spartiacque sia dal punto di vista mediatico, a causa dell'accanimento, sia dal punto di vista strettamente giudiziario: è la vicenda quasi kafkiana di un uomo che è accusato di omicidio, non c'è prova che conoscesse la vittima, e si trova in carcere a scontare l'ergastolo in virtù di una prova scientifica che non gli è stato concesso di verificare. Alla luce di tutto questo, quale impatto potrebbe avere secondo lei sul clima generale che circonda la questione giustizia, una possibile assoluzione di Bossetti nel caso si giunga ad una revisione del processo?

 

Avrebbe un impatto sicuramente deflagrante. Ed è per questo secondo me che non è mai stata concessa a Massimo Bossetti la possibilità di esaminare quei reperti, perché un possibile ribaltamento del verdetto ottenuto nei normali gradi di giudizio andrebbe ad attestare ancora una volta come la giustizia italiana sia davvero affetta da mali quasi incurabili. Non dimentichiamo che in Italia abbiamo un risarcito per ingiusta detenzione ogni 8 ore, con dispendio di energie economiche notevolissime da parte dello stato e con sofferenze notevolissime da parte di chi sconta una pena ingiustamente. Quindi se così fosse, se potremo finalmente riesaminare questi reperti e dimostrare il clamoroso errore che riteniamo esserci, un uomo oltre ad aver avuto la vita distrutta dal tritacarne mediatico avrà scontato parecchi anni di carcere ingiustamente!

 

Io credo invece che si debba perseguire la Giustizia con la G maiuscola, si dovrebbero utilizzare tutti gli strumenti possibili senza alcuna paura della verità ed evitare quanto più possibile che ci siano errori giudiziari. Certo gli errori sono comunque sempre possibili perché chi giudica è un uomo e quindi può sbagliare, però l'utilizzo di tutti gli strumenti che il codice mette a disposizione del giudice secondo me è non soltanto auspicabile ma dovrebbe essere doveroso per evitarli. In tema di prova scientifica, dato che il giudice è un giurista e non ha la preparazione, la conoscenza tecnica, di un genetista, dovrebbe obbligatoriamente avvalersi di professionisti di propria nomina, di periti super partes, per accertare questi elementi che poi portano a sentenze del massimo della pena, non ce lo dimentichiamo.

 

L'ergastolo in Italia è la morte civile. Noi fortunatamente non abbiamo più la pena di morte, abbiamo però una condanna di questa gravità che, secondo me, deve essere comminata soltanto all'esito di un processo che consenta la difesa veramente, nella sostanza, perché Massimo Bossetti ha ricevuto un processo formalmente ineccepibile con tante udienze, 45 solo in primo grado, ma l'unica cosa che andava fatta subito non è stata fatta, lasciando quindi il dubbio che quel DNA non sia corretto se non facendo un atto di fede nel lavoro fatto dal RIS.

 

 


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