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03/04/25 ore 0:19:57

Alfredo Rapetti Mogol, personale alla Galleria Ca'd'Oro di Roma



Alla Galleria Ca'd'Oro la personale di Mogol fa vivere a chi guarda i suoi quadri particolari sensazioni liriche che pochi artisti riescono a donarci. Con una mano e una mente raffinate, da vero letterato della pittura, questo artista definisce composizioni di alto livello con elaborate tecniche grafiche che permettono effetti originali quanto efficaci.

 

La sua bravura è tale che fa piacere sostare con lo sguardo anche su i suoi particolari come se fossero piccole opere in sé. In verità Mogol compone brani di poesie grafiche che alle volte vengono realizzate proprio con delle parole scritte. Sono segni che hanno il solo valore calligrafico eppure trasferiscono sulla tela l'intensità poetica tipica della nobile arte della scrittura.

 

Bisogna avere familiarità con i fondi antichi di carte d’archivio o con le raccolte manoscritte di biblioteche storiche, per capire come Mogol reimpieghi in modo da ottenere effetti pittorici e narrativi di grande impatto lirico, un processo noto come ossidazione della carta e degli inchiostri, particolarmente notevole nei materiali dei secoli XVII e XVII, che perfora le righe della scrittura tramutando le pagine scritte in capricciosi merletti.

 

Con una tecnica tutta propria, Mogol ha conseguito questo effetto producendo tele “scritte” in tutto bianco (“Lettera bianca”) o tutto nero per (“Lettera notturna”) indicare diversi stati d’animo e atmosfere diversamente liriche, o anche nero su bruno per suggerire un omaggio all’Oriente (“Per Damasco”).

 

Ricorrente l’uso di talloncini di raffinato cartone dove tenui macchie ad acquerello evocano ricordi di mari, di cieli, così come a volte sui libri antichi si trovano analoghi cartoncini applicati con ex-libris, stemmi, o figure, frammenti diversi e preziosi sottratti così dal paziente bibliofilo a una sicura perdita.

 

Tutto questo non è dovuto al caso e nemmeno al mero talento dell'artista: se si legge la sua biografia si capisce bene che è frutto di un lungo lavoro e anche di una precisa responsabilità di docenza. Anche l’albero genealogico ha avuto il suo peso perché Alfredo Rapetti Mogol è figlio del grande poeta e paroliere Giulio.

 

In fondo quello che in lui e nella sua opera si rivede è Cheope, dal suo nome di paroliere dato a numerose canzoni da lui scritte. Sottolineo questo aspetto perché l'abbinamento formale al concetto di modernità riconosciuto alla “canzonetta” d’autore, impropriamente chiamata così per distinguerla dalla canzone lirica, aprirebbe in parallelo un’ interpretazione dell'arte contemporanea che avrebbe molte cose importanti da dire, particolarmente in rapporto a

 

Alfredo Rapetti Mogol, ma il tema è troppo vasto per questa recensione, con la quale voglio segnalare una mostra davvero interessante, curata da Gloria Porcella con estrema raffinatezza, tanto da richiamare un pubblico qualificato anche in un pomeriggio romano di maltempo. Insomma, alle opere di Mogol potrebbe ben applicarsi la vecchia e suggestiva dicitura “Les belles lettres”…

 

Giovanni Lauricella


Commenti   

 
0 #4 ilSocialista 2018-06-03 19:20
la sinistra si è suicidata e e quando uno si suicida si può incolpare leggermente le circostanze, ma la responsabilità e prevalentemente personale.
Federico Rampini è uno che ha le idee chiare sugli errori della sinistra ma resta un caso drammaticamente isolato; le pulsioni autodistruttive sono ampiamente prevalenti e gli storici del 3000 queste pulsioni faranno molta fatica a spiegarsele data la loro natura irrazionale.
https://www.ilprimatonazionale.it/wp-content/uploads/2018/06/rampini-sinistra.mp4?_=1
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-1 #3 ilSocialista 2018-06-02 20:57
In quegli anni convulsi l'Italia ha pagato tassi di interesse sul debito allucinanti e mai visti prima; molta genti si è arricchita con quegli interessi assurdi.
Dopo di allora l'Italia è stata abbastanza virtuosa ha avuto sempre avanzi primari, però non così pesanti da ridurre il debito.
Dopo il debito stava lentamente scendendo; era tornato sotto il 100% nel 2007 ma purtroppo la grande crisi del 2007 lo ha fatto risalire. Morale della favola, le fortificazioni del trentino le abbiamo smaltite in poco tempo; le follie economiche degli anni 1980 ce le porteremo fino al 2080.
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-1 #2 ilSocialista 2018-06-02 20:56
la inflazione e la svalutazione sono di sicure cosette brutte, però hanno una loro giustizia intrinseca perchè appunto chi paga sono le generazioni presenti, non le futire come col debito; ad un certo punto è arrivato Reagan, i conservatori e i monetaristi come Milton Friedman, i quali hanno deciso che si doveva a tutti i costi tagliare l'inflazione; si ricorda che anche quella americana aveva raggiunto il 14%.
Per tagliare l'inflazione si è tagliata la quantità di liquidità immessa nel sistema e pure quella che le banche immettevano per comprarsi i titoli di stato; risultato la inflazione è diminuita bruscamente qui come in Italia, però il debito è andato alle stelle; da notare bene che pure Reagan ha fatto schizzare il debito pubblico americano che stanno pagando tutt'ora.
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-1 #1 ilSocialista 2018-06-02 20:39
Rippa, a proposito del debito pubblico forse è meglio che ti leggi qualche cosetta seria, invece di ripetere le stesse cose generiche; forse ci entrerà pure Yalta, però allora ci entra pure la guerra 15-18, dato che al termine del conflitto il debito pubblico italiano era al 160%; però stranamente non stiamo qui a pagare ancora le spese per le fortificazioni del trentino; invece stiamo ancora qui a pagare le spese dei 13 anni dall'80 al '94 1981-1992, periodo in cui il debito è passato dal 54 al 117; prima di questo periodo il debito si manteneva contenuto in quanto le banche centrali, italiana come americana, si compravano i titoli del debito non collocati sul mercato stampando moneta; come conseguenza certamente le monete si deprezzavano e quindi alla domanda "chi paga?" c'era la risposta che pagavano tutti i cittadini colla diminuzione di valore di quanto avevano in tasca;
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