Mancano meno di novanta giorni alle elezioni di midterm e questo è un serio problema per il presidente americano Donald Trump. L’inflazione negli Stati Uniti è adesso moderata e ben lontana dai livelli visti durante gli anni dell’amministrazione di Joe Biden, ma continua a preoccupare gli elettori americani. I prezzi elevati della benzina sono inoltre un’altra importante difficoltà per Trump. Quando la benzina è cara, molte imprese tendono ad aumentare i loro prezzi, portando gli americani a temere che stia tornando l’iper-inflazione.
In California, dove la benzina ha raggiunto i 6,50 dollari al gallone, le persone sono ansiose e danno per scontato che i prezzi delle materie prime e il costo della vita aumenteranno considerevolmente nelle prossime settimane. Per questo motivo, il noto conservatore americano Victor Davis Hanson ha affermato nel suo podcast che molti imprenditori edili in California sono attualmente senza lavoro.
Il tasso di inflazione è adesso più vicino alle medie storiche e all’obiettivo del 2% della Federal Reserve. Il livello dei prezzi, tuttavia, rimane alto. Il costo di generi alimentari, affitti, assicurazioni e altre necessità quotidiane è più alto rispetto al periodo fra il 2019 e il 2021. La maggior parte di quei prezzi è infatti rimasta “bloccata” e difficilmente scenderà.
Questo è un classico comportamento dei prezzi vischiosi (sticky prices). Una volta che le aziende alzano i prezzi, raramente li abbassano, anche quando i loro costi diminuiscono. Gli affitti sono inoltre particolarmente resistenti a una pressione al ribasso. Quindi, anche se l’inflazione è moderata e i numeri ufficiali indicano che l’economia sia migliorata, il potere d’acquisto di molte famiglie rimane limitato. A questo, inoltre, si aggiunge l’aumento del costo dell’energia.
Per vincere le elezioni di midterm, Trump ha bisogno che i prezzi della benzina si avvicinino ai 3 dollari al gallone e che il prezzo del petrolio si aggiri intorno ai 65 dollari al barile. Ciò però richiede che lo Stretto di Hormuz rimanga aperto. Per raggiungere questo obiettivo, Trump deve capire se è possibile vincere nel medio termine una guerra con l’Iran o se è meglio cercare di tirarla per le lunghe, mantenendo la pressione sull’Iran mentre si continua a sostenere di voler cercare un dialogo. È questo uno dei dilemmi di Trump. Nel frattempo, l'Iran fa la stessa cosa: negozia mentre colpisce i Paesi del Golfo, ma senza attaccare Israele, per poi tornare a negoziare.
Secondo Hanson, l’obiettivo di Teheran è vedere Trump perdere la Camera, per poi assistere all'arrivo di una nuova Camera di sinistra, influenzata dagli elementi socialisti e progressisti del Partito Democratico, che vogliono interrompere i finanziamenti destinati a fare pressione sull'Iran. Inoltre, il team dell’amministrazione è convinto che, se i Repubblicani perdessero, Trump dovrebbe affrontare un procedimento di impeachment. Le persone a lui vicine nell’amministrazione verrebbero inoltre trascinate davanti alle commissioni della Camera e, qualora i Repubblicani perdessero anche il Senato (scenario che appare tuttavia meno probabile), anche davanti a quelle del Senato. Dopodiché, secondo Hanson, gli iraniani attenderebbero le elezioni del 2028, sperando nell'arrivo di un presidente democratico di orientamento socialista che segua l'approccio di Obama: compiacerli e, in larga misura, lasciarli fare ciò che vogliono.
Tuttavia, le elezioni di midterm non sembrano ancora perse per i Repubblicani. Infatti, il Partito Repubblicano dispone di un considerevole vantaggio finanziario rispetto ai Democratici.
Inoltre, le recenti sentenze della Corte Suprema hanno posto limiti stringenti al modo in cui vengono disegnati i collegi elettorali tenendo conto dell’appartenenza etnica degli elettori, una misura originariamente introdotta per garantire la rappresentanza delle minoranze. Questo potrebbe favorire i Repubblicani in alcuni Stati, perché potrebbe portare alla modifica di alcuni collegi a forte maggioranza afroamericana, tradizionalmente favorevoli ai Democratici. Secondo le stime dell'analista Hanson, queste nuove mappe elettorali potrebbero garantire ai Repubblicani dai 5 ai 9 seggi aggiuntivi alla Camera.
Infine, secondo Hanson, la maggioranza degli americani non accetta l'attuale deriva ideologica del Partito Democratico. Questo non è più il partito del passato. Un nucleo di matrice socialista, comunista e islamista ha acquisito un'influenza significativa al suo interno. Figure come Zohran Mamdani, Ilhan Omar e Rashida Tlaib rappresentano solo la prima linea di questo movimento, che sta spingendo anche i Democratici moderati sempre più a sinistra. Hanson commenta che quando un esponente tradizionalmente moderato come il governatore della california, Gavin Newsom, dichiara che il capitalismo non funziona, questo segnala chiaramente che persino l'ala centrista avverte la necessità di conformarsi alla linea socialista per sopravvivere politicamente.
A meno di novanta giorni dal voto, la partita dunque potrebbe essere ancora aperta per i Repubblicani. Trump deve però trasformare i risultati economici in una percezione positiva tra gli elettori, cercare di mantenere il controllo della crisi con l’Iran e impedire che il costo dell’energia diventi il simbolo delle difficoltà della sua amministrazione. Ma, paradossalmente, secondo gli analisti repubblicani, potrebbe essere proprio la radicalizzazione del Partito Democratico, che rischia di spaventare gli elettori americani, a offrire la zattera di salvataggio politica a Trump alle midterm.
(foto Onlinesim)
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