Oltre 14 milioni di persone occupano le piazze egiziane per chiedere le dimissioni del presidente Mohamed Morsi e nuove elezioni democratiche. Dall’inizio delle manifestazioni, secondo il ministero della Sanità, almeno 16 persone sarebbero rimaste uccise e i feriti sarebbero migliaia.
Qualche giorno fa, nel primo anniversario dell’elezione del presidente Morsi seguita alla caduta del dittatore Mubarack, gli organizzatori della rivolta 'Tamarod' - 'ribelle' in arabo - avevano raccolto 22 milioni di firme (senza però valore legale) per chiedere la destituzione del presidente.
Mohammed el Baradei, uno dei leader dell’opposizione, aveva sintetizzato così le motivazioni del malcontento: “Sentiamo di aver raggiunto un'impasse, con il paese che sta crollando. Questo non perché il presidente appartenga alla Fratellanza Musulmana o perché sia una sola fazione a governare, quanto perché il regime è stato un completo fallimento”.
Secondo le ultime notizie, Morsi avrebbe respinto l’ultimatum delle 48 ore emesso dal capo delle forze armate e rivolto alle forze politiche per cercare di trovare un dialogo con il movimento delle piazze. La motivazione di tale rifiuto deve essere ricercata nella dichiarazione ufficiale dell’ufficio della presidenza secondo cui alcune frasi contenute nell’ultimatum “potrebbero creare confusione in una situazione nazionale complessa”; inoltre il presidente Morsi non sarebbe stato consultato in anticipo dal generale che ha lanciato l’ultimatum.
La situazione di stallo che si è venuta a creare sta intanto provocando le dimissioni di numerosi ministri, decisi a quanto pare a lasciare la figura presidenziale sempre più isolata. Così, uno dopo l’altro, il ministro degli esteri, quello del turismo, degli affari parlamentari, dell’acqua e dell’ambiente hanno abbandonato la carica. Anche il consigliere militare personale di Morsi, Sami Enan, si è dimesso dichiarando che l’esercito non dovrebbe “abbandonare la volontà del popolo”.
Questa presa di posizione dell’esercito è stata considerata dai sostenitori di Morsi come un palese tentativo di un colpo di stato. Per i manifestanti invece, vedere allo scadere dell’ultimatum gli elicotteri dell’esercito sorvolare piazza Tahrir con grandi bandiere egiziane è stato interpretato come una dimostrazione di sostegno: “Esercito e popolo dalla stessa parte” ha gridato la piazza.
Anche i rivolotsi, rimasti a dormire ieri nella notte in piazza Tahrir, avevano dato a Morsi un ultimatum di 24 ore per lasciare la carica, allo scadere del quale, in caso contrario, dalle 17 di oggi è annunciata una grande campagna di disobbedienza civile.
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