Nell’articolo uscito su «Il Foglio» del 6 gennaio, Giuliano Ferrara osserva come gli intellettuali, quando parlano di politica, finiscano sovente per sragionare esprimendo giudizi e opinioni del tutto svincolati dal nesso causa/effetto come pure dalla semplice aderenza ai dati reali.
Dedurre – come fa Massimo Cacciari – dall’irrilevanza del diritto internazionale riscontrata nel rovesciamento di Maduro in Venezuela a opera degli USA, la conseguenza per l’Europa di rinunciare a sostenere le ragioni dell’Ucraina dopo l’attacco di Putin è per Ferrara privo di “una logica consequenziale”.
Ugualmente, quando Franco Cardini paragona l’intervento americano a Caracas a quello della Russia contro Kiev dimostra solo una volontà provocatoria, che nulla ha a che fare con l’uso critico della storia.
Ferrara attribuisce queste posizioni al cedimento verso la seduzione della stravaganza. A suo avviso, insomma, sarebbero frutto di una “posa” degli intellettuali, che più si espongono mediaticamente e più si rifugiano in paradossi banalizzanti, rinunciando al pensiero critico e a osservare empiricamente la realtà per come è davvero. Ma è dovuto soltanto a questo?
In realtà, l’articolo de «Il Foglio» fotografa quanto nella cultura politica italiana pesi l’assenza di un metodo laico e liberale nell’approccio alle complessità del nostro tempo.
Se intellettuali di peso, espressioni di tendenze e sensibilità diverse, anziché esprimere opinioni fondate appaiano incapaci di effettuare distinzioni e si abbandonino a caricaturali esternazioni, è perché da decenni mancano i riferimenti minimi per un approccio pragmatico e non subalterno a polverosi ideologismi.
Dal momento che tutti i pozzi di rifornimento di una politica laica e riformatrice che danno vigore a una democrazia, fondata sullo Stato di diritto, sono stati essiccati dai lunghi decenni in cui l’anti-politica ha trionfato, non c’è da meravigliarsi che affiorino in superficie solo relitti.
A ciò si aggiunga il portato del pensiero unico ispirato dalla deriva woke che, al pari di altre ortodossie dogmatiche, genera antinomie irrisolte col suo carattere schizoide e incoerente tanto simile al bipensiero evocato da George Orwell.
Contrastare la confusione elevata a sistema è prioritario per rivitalizzare iniziative capaci di misurarsi davvero con il presente, che richiede quanto mai prima un indirizzo e un metodo liberali sconosciuti alla gran parte della politica e della cultura italiane.
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