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17/05/26 ore

La verità sulla vicenda Becciu dà forza internazionale alla Chiesa. Conversazione Felice Manti - Geppi Rippa



A che punto è il processo al Cardinale Becciu e agli altri imputati? Come si ricorderà a marzo 2026, la Corte d'Appello Vaticana ha dichiarato la nullità del primo grado di giudizio nel processo sui fondi della Segreteria di Stato, annullando la condanna a 5 anni e 6 mesi inflitta nel 2023 al cardinale Angelo Becciu per peculato e truffa. Il procedimento, relativo alla gestione dei fondi e all'acquisto del palazzo a Londra, è da rifare. 

 

Alla scadenza del termine fissato dalla Corte d’Appello vaticana per il deposito integrale degli atti di indagine, la difesa segnala che l’ordine non è stato pienamente rispettato dall’Ufficio del Promotore di Giustizia.

 

“Un principio cardine - riporta il sito Faro di Roma - di ogni sistema garantista: nessun elemento può essere valutato dal giudice se non è stato previamente messo a disposizione di tutte le parti. Secondo la loro ricostruzione, la presenza di omissis e la mancata produzione di alcuni documenti configurerebbero una violazione dell’ordinanza della Corte, che aveva imposto un deposito integrale, senza margini di selezione”.

 

Le difese del Cardinale Giovanni Angelo Becciu, di Enrico Crasso e di Raffaele Mincione - riportano giornali e agenzie - hanno depositato presso la Corte d’Appello dello Stato della Città del Vaticano una memoria di 7 pagine con cui contestano duramente il mancato deposito integrale degli atti istruttori da parte dell’Ufficio del Promotore di Giustizia, sostenendo che la nullità della citazione a giudizio, già rilevata dalla Corte il 17 marzo 2026, non sia stata sanata ancora.

 

I difensori di S.E.R. il Cardinale Giovanni Angelo Becciu, di Enrico Crasso e di Raffaele Mincione hanno depositato dinanzi alla Corte d’Appello dello Stato della Città del Vaticano una memoria con la quale hanno chiesto che venga dichiarata in via definitiva la nullità della citazione a giudizio.

 

La memoria fa seguito alla nota del 29 aprile 2026 dell’Ufficio del Promotore di Giustizia e riguarda il mancato deposito integrale degli atti e documenti del procedimento istruttorio, già ordinato dalla Corte d’Appello con provvedimento del 17 marzo 2026.

 

La mancata ottemperanza da parte del Promotore all’ordinanza della Corte di procedere al deposito integrale impedisce la piena conoscenza degli atti da parte degli imputati e dei loro difensori e non consente di sanare la nullità e di procedere alla rinnovazione del dibattimento nei termini indicati dalla Corte. Si tratta di violazioni espressamente previste dal codice a pena di nullità, che la Corte di Appello ha stabilito in termini chiari accogliendo le eccezioni difensive.

 

A fronte di tale inadempimento e della conclamata lesione del diritto di difesa che lo stesso ha determinato, i difensori (Gian Domenico Caiazza, Maria Concetta Marzo, Luigi Antonio Paolo Panella, Fabio Viglione e Andrea Zappalà) hanno chiesto alla Corte d’Appello di adottare i provvedimenti conseguenti alla persistente nullità della citazione, atto fondamentale di ogni giudizio.

 

Gli avvocati - scrive il Giornale - “!hanno evidenziato nella memoria che il promotore di giustizia, col suo “rifiuto”, si sarebbe attribuito “illegittimamente il potere di stabilire che cosa sia ‘pertinente ai fini di decidere’”. Un comportamento bollato come “esattamente contrario di quello ritenuto conforme alla legge e ordinato” dalla Corte. 

 

I legali prendono poi di mira l’offerta di “consultazione” fatta dall’ufficio dell’accusa vaticana alla Corte e che però non includerebbe la difesa: “una sorta di trattativa riservata con la Corte su quanto depositare”, viene definita e ritenuta “non prevista da alcuna norma di legge, ma anzi contra legem”. La memoria parla di una “grave situazione, senza precedenti” per “l’aperto rifiuto” del promotore di giustizia di rispettare quanto ordinato dalla Corte d’appello. Per questi motivi, i legali degli imputati sostengono che la nullità della citazione non è stata sanata come chiesto da giudici vaticani a marzo e questo impedirebbe la rinnovazione del giudizio”.

 

Con Felice Manti, redattore del il Giornale, Giuseppe Rippa, direttore di Quaderni Radicali e Agenzia Radicale, fa il punto sulla delicata fase attuale nel processo di Appello nel procedimento che coinvolge il cardinale Giovanni Angelo Becciu…

 


- Verità vicenda Becciu da forza internazionale alla Chiesa. Conversazione Felice Manti - Geppi Rippa

(Agenzia Radicale Video)

 

 


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