Il cubetto di porfido tipico della pavimentazione stradale, volgarmente chiamato sampietrino, è uno dei connotati che caratterizzano il centro storico romano. L'artista Alessandro Costa prende questo oggetto come elemento compositivo dei suoi quadri.
Alle volte, nella distesa dei selciati, li rappresenta come espressione “paesaggistica” di uno scenario surreale fatto da questo elemento inanimato, pavimentazioni che sembra non abbiano altra ragione per essere guardati che la loro ripetitiva disposizione. Allineamenti prospettici che scandiscono una realtà ritmica, interrotta da qualche cubetto rotto o spostato dal verso giusto o addirittura mancante.
Una visuale del minuto estesa su tutta la superficie del quadro come se fosse la pelle della tela, un tessuto volumetrico di un pianeta estraneo alla pittura ma che conosciamo come parte di una consueta famigliarità quotidiana.
Questi “paesaggi” implementano anche parte di copertura dei tombini, come contrasti alla ripetitività del selciato. Costa ha un illustre predecessore in Baldo Diodato, il quale aveva ravvisato, in questo caratteristico pavimento romano, la componente vitale dell'opera; infatti Diodato calcava con le martellate di gomma dura lo strato di rame imprimendone la forma, realizzando frottage simili a bassorilievi metallici di questo particolare scenario urbano, una prassi artistica che, localizzata in alcune piazze o strade, diventava una performance.
In altri casi, Alessandro Costa, dispone i sampietrini in senso geometrico come a formare delle grandi lettere d'alfabeto, facendoli quindi diventare elemento decorativo e significativo, mentre in altre opere conferisce al sampietrino un senso alto, lirico, surreale, dandogli un ruolo da soggetto da ammirare per la sua bellezza, per la sua purezza, in composizioni che ricordano Giorgio Morandi, ma che a differenza di questi, sono poggiati sul nulla.
In questo caso Alessandro Costa propone una visione dell'oggetto nella sua schiettezza, esaltandone la genuinità formale, una cultura visuale che arriva da lontano, da quel Marcel Duchamp che in omaggio alla decontestualizzazione dell'oggetto quotidiano trasformava umili cose comuni in opera d'arte. Alessandro Costa prende l'oggetto con l'abilità pittorica e realizza a suo modo un “ready made” dando al cubetto di porfido una forza artistica.
Ma non è solo pittura; questi “soggetti” posti in una dimensione atemporale e sospesi nello spazio sono rappresentati nella volumetria essenziale, dove l'effetto cromatico è finalizzato solo ad esaltarne la massa corporea, con delle sfaccettature scolpite come con il pennello; sono giochi di forme in cui il colore funge da contrasto per aumentarne l'aggetto tridimensionale, che diventa astrazione là dove il chiaroscuro non è dato dalla vera rappresentazione dell'andamento che dovrebbe avere l'ombra, ma da una precisa volontà espressiva dell'artista. Quadri privi di riferimenti concettuali, guidati solo da una luce nascosta che proietta queste visioni nell'immaginario dello spettatore.
Destini comuni di Alessandro Costa
BOTTEGA DI RESTAURO DI ALESSANDRO COSTA
VIA DI MONSERRATO 6A
21 09 13 > 12 10 13 - Roma
é uscito il N° 118 di Quaderni Radicali "EUROPA punto e a capo" Anno 47° Speciale Maggio 2024 |
è uscito il libro di Giuseppe Rippa con Luigi O. Rintallo "Napoli dove vai" |
è uscito il nuovo libro di Giuseppe Rippa con Luigi O. Rintallo "l'altro Radicale disponibile |